3) Hobbes. L'uso del linguaggio.
Sono riassunti in questa lettura i diversi usi possibili del
linguaggio: di esso ci si serve per memorizzare, per comunicare,
per confrontarsi con gli altri sulle conoscenze acquisite, per
darsi piacere reciproco.
Th. Hobbes, Leviatano, primo, capitolo sesto (pagina 157).

L'uso generale del linguaggio consiste nel tradurre i nostri
discorsi mentali in discorsi verbali, o la serie dei nostri
pensieri in una serie di parole; ci per ottenere due vantaggi,
uno dei quali consiste nel registrare le conseguenze dei nostri
pensieri i quali, facili come sono a sfuggire dalla memoria e a
costringerci cos a un nuovo lavoro per richiamarli, possono
essere ricordati da quelle parole con le quali noi li indichiamo.
Cosicch il primo uso dei suoni  quello di servire come segni, o
come annotazioni della memoria. L'altro vantaggio consiste nel
fatto che molti usano le stesse parole, disposte in un certo
ordine e connessione, per comunicarsi fra loro ci che pensano su
ciascuna cosa; o i loro desideri, i loro timori e ogni altro
sentimento. E appunto per questo uso al quale servono, le parole
sono chiamate segni. Usi speciali del linguaggio sono questi. Il
primo  quello di registrare ci che con la riflessione noi
troviamo essere la causa di una data cosa, presente o passata, e
ci che noi vediamo che le cose presenti o passate producono, cio
l'effetto: il che  in sostanza un acquisto di capacit. Il
secondo uso consiste nel mostrare agli altri la conoscenza che
abbiamo conseguita, il che vuol dire consigliarsi e istruirsi
reciprocamente. Il terzo uso consiste nel fare conoscere agli
altri i nostri desideri e i nostri propositi, in modo che possiamo
aiutarci reciprocamente. Il quarto consiste nel procurare un
piacere a noi stessi e agli altri servendoci delle parole senza
uno scopo preciso ma solo per ottenere qualche cosa di piacevole.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 441.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/3.
Capitolo Sette.
4) Hobbes. Ragionare equivale a calcolare.
Secondo Hobbes l'attivit del ragionamento equivale a compiere
operazioni di tipo matematico. La ragione  come una macchina
calcolatrice.
Th. Hobbes, Leviatano, primo, capitolo quinto (pagina 159)

Quando uno ragiona non fa altro che ottenere una somma totale
attraverso una addizione di parti, o un resto sottraendo una somma
da un'altra; il che se  fatto con le parole consiste nel ricavare
dai nomi di tutte le parti il nome del tutto, o dai nomi del tutto
e di una singola parte il nome della parte rimanente. E sebbene in
certe cose come nei numeri gli uomini annoverano accanto
all'addizione e alla sottrazione anche altre operazioni come la
moltiplicazione e la divisione, tuttavia queste ultime operazioni
sono identiche a quelle, poich la moltiplicazione significa
nient'altro che sommare insieme quantit eguali e dividere
significa sottrarre da una quantit tante volte quante si vuole.
Queste operazioni non si applicano solo ai numeri ma a tutte
quelle specie di cose che si possono sommare insieme e sottrarre
le une dalle altre. E infatti come l'aritmetica ci insegna a
sommare e a sottrarre in termini di numeri, cos la geometria
insegna le stesse cose nel campo delle linee e delle figure,
solide o piane, di angoli, proporzioni, tempi, gradi di velocit,
forza, potenza e simili concetti; i logici insegnano le stesse
cose nel campo della connessione fra le parole: sommando insieme
due nomi si ha un' affermazione, sommando due affermazioni si ha
un sillogismo, sommando alcuni sillogismi si ha una dimostrazione;
e dalla somma, o conclusione di un sillogismo sottraggono una
proposizione per trovarne un'altra. Gli scrittori di politica
sommano insieme i patti stipulati per trovare quali sono gli
obblighi degli uomini, e i legislatori sommano le leggi e i patti
per trovare che cosa  il diritto e che cosa  il torto nelle
azioni dei privati. Insomma in qualunque campo in cui c' posto
per l' addizione e la sottrazione c' anche posto per la ragione;
dove queste cose mancano la ragione non ha niente da fare.
A questo modo noi possiamo definire e stabilire che cosa significa
la parola ragione quando la consideriamo fra le facolt dello
spirito. Poich ragione in questo senso significa nient'altro che
calcolo, cio addizione e sottrazione, delle conseguenze dei nomi
generali usati per convenzione come annotazioni e come espressioni
dei nostri pensieri; io li chiamo annotazioni quando il detto
calcolo noi lo facciamo mentalmente, li chiamo espressioni quando
noi dimostriamo e proviamo i nostri calcoli mentali agli altri
uomini.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 441-442.
